L’esordio ufficiale di Pietro Antonelli nell’editoria è datata nella primavera del 1986. Infatti, durante gli anni universitari a Roma, Antonelli aveva saltuariamente frequentato la redazione della rivista Mondo Operaio, periodico del Partito Socialista sito in via Tomacelli, anche grazie all’amicizia che lo legava a Gabriella Vannucci, allora segretaria di redazione.

Memore di quell’esperienza e ricco di conoscenze all’interno di quella realtà romana, quando nella primavera del 1986 l’allora assessore provinciale socialista, Onorato Mazzarrino, già sindaco di Fondi, gli chiese di dar vita ad una pubblicazione di ispirazione socialista in provincia, Antonelli si rivolse alla Vannucci in cerca di soluzioni per la parte grafica.

Fu così che Antonelli entrò in contatto con Paola Trucco, grafica di Mondo Operaio, che a sua volta gli presentò Giovanni Lussu, docente di grafica al Politecnico di Milano, figlio di Emilio Lussu, uno dei “padri della patria”, e Joyce Salvadori Lussu, figura rivoluzionaria all’interno del macrocosmo femminile.

La collaborazione tra i tre partorì l’ambizioso “Dossier”, rivista mensile che spaziava dalla cronaca alla cultura e superava spesso i confini della provincia di Latina.

Travolto dall’iniziativa di Antonelli che, invece di un foglio gli mise sotto gli occhi un’autentica rivista in carta patinata, Mazzarrino fu costretto a chiedere un fido bancario con il quale l’avventura ebbe inizio.

Nel frattempo Antonelli aveva, attraverso altre amicizie comuni, coinvolto in ambito redazionale, due coetanei già forniti di una discreta esperienza giornalistica: Alessandro Panigutti e Leonardo Marafini.

Con loro iniziò nell’autunno di quel 1986 l’avventura di Dossier, che ebbe subito un discreto riscontro in fatto di collaborazioni.

Informatosi su costi di stampa e distribuzione, Antonelli chiuse i contratti con alcune aziende locali e avviò le operazioni che portarono all’uscita del primo numero nel novembre 1986, gestendo sempre l’organizzazione sia redazionale che amministrativa.

La prima direzione responsabile fu affidata a Peppino Cerina, un giornalista decano a Latina, che pur provenendo da Il Tempo, capì lo spirito che animava Antonelli, di ben altra estrazione politica, il quale scelse per sé il ruolo di caporedattore e, di fatto, direttore della testa, affiancato da Panigutti e Marafini.

Quella prima redazione, che non aveva ancora una vera e propria sede e si appoggiava ad un patronato in via Cairoli, dette vita a tre numeri per poi fermarsi nel gennaio del 1987 per mancanza di fondi nonostante i contratti pubblicitari avviati.

Il primo numero di Dossier

Mazzarrino chiese allora un aiuto a numerosi amici sia del partito che non, aiuto che portò alla formazione di una cordata di imprenditori che decisero di dare sostegno a quella rivoluzionaria operazione editoriale.

Nel luglio 1987, quindi, Dossier, ancora sotto la regia e l’organizzazione di Antonelli, con la nuova sede in via Guido Reni, un locale di non più di 10 metri quadri, finalmente uscì di nuovo in edicola con la direzione responsabile di Umberto Paluzzi e le firme di nomi che la storia del giornale non potrà mai dimenticare, ossia Laura Cogrossi, Carla Falconi, Fiorella Giovangrossi, Mara Imparato, Mario Libanori, Gianfranco Pannone e Alberto Baldini.

A questi nomi si aggiunsero via via altri storici collaboratori come Veturia Manni, Francesca Tulli, Francesca Del Grande, Roberta Rinaldi, Carlo Antonnicola, Antonio Medici, Massimiliano Farau, Pier Mario De Dominicis, Gianni Sodano, Elena Ganelli, che diventerà direttore responsabile della testata dall’agosto 1989 alla fine del 1990, e tanti altri protagonisti della vita sociale e culturale latinense.

Figura determinante per la sopravvivenza del giornale in questi primi anni, fu l’imprenditore pontino Nino Duprè, che appoggiò Antonelli nell’iniziativa fino al cambio di proprietà che avvenne alla fine del 1989, quando la testata fu rilevata dall’imprenditore romano Gino Maruca, altro personaggio di grande umanità che credette nell’operazione editoriale di Antonelli.

Con Maruca, Dossier cambiò sede, prima sulla Pontina poi in un casale di Borgo Bainsizza, pur restando sempre con la medesima struttura organizzativa fino all’ottobre 1992, quando per l’improvvisa crisi finanziaria della nuova società, Dossier fu costretto a chiudere i battenti lasciando dietro di sé un enorme vuoto sia editoriale che partecipativo e umano.

L’ultimo numero di Dossier

In quei sei anni, almeno trecento persone avevano concorso alla stesura di un mensile che in molti ancora ricordano con stima e un briciolo di nostalgia. Trecento persone che avevano avuto l’occasione di scrivere e di cimentarsi nella difficile arte dell’informazione provinciale e che avevano avuto modo di comprendere l’importanza del confronto e dell’impegno culturale.

L’autore

Pietro Antonelli e’ un giornalista e scrittore italiano che vive in Inghilterra.

Nel 2020 ha vinto il Premio Nazionale Letterario Citta’ di Castello con il saggio Le sei anime di un fascismo ancora vivo.

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