Chiuso Dossier nell’ottobre del 1992, Antonelli viene contattato dal tipografo Mauro Vari, che nel frattempo aveva rilevato la storica tipografia Ferrazza di via Oberdan a Latina, per dare vita ad una nuova iniziativa editoriale.

Utilizzando un marchio già depositato dallo stesso Vari anni prima, Antonelli pensa che a Latina mancasse un settimanale e con questa idea da vita al periodico cartaceo.

Sabato 25 settembre 1993 prende il via “La Piazza di Latina”, il primo settimanale della città. Antonelli decide di affidare la Direzione Responsabile alla fedele Carla Falconi, già storica collaboratrice di Dossier.

Il numero 0 de La Piazza – 24 Luglio 1993

Quella prima redazione era composta da Giada Aquilino, Michela Luison, Alessandra e Elena Paparelli, Stefania Sorrentino e il fratello di Antonelli, Alessandro, già collaboratore de Il Messaggero. Fotografo era un altro fedelissimo di Antonelli, Patrizio Trotta (anche lui già in Dossier), mentre le vignette erano curate da Marco Ragonese, il mitico “Rago” dall’enorme talento.

I primi quattro numeri erano composti da sole 16 pagine, per un formato tabloid che in quel periodo andava per la maggiore.

Visto l’immediato successo del giornale, Antonelli decise di portare le pagine a 24, così da avere maggiore spazio per gli articoli ma anche per le pubblicità, linfa vitale per mantenere in vita la struttura.

La redazione era all’interno del cortile di via Oberdan 11, proprio accanto alla tipografia, a due passi da piazza del Popolo.

Quella piccola redazione, che non superava i 30 metri quadrati, vide nel corso dei primi otto anni di vita del giornale, il passaggio di un’infinità di protagonisti della vita cittadina.

Nel marzo del 1995, Antonelli decide di prendere la direzione della testata e nel luglio dello stesso anno, visto il crescente successo del settimanale, decide di far passare il giornale a 32 pagine.

La Piazza è ormai a tutti gli effetti una realtà cittadina. Il numero delle copie vendute e i contratti pubblicitari permettono di far sopravvivere l’iniziativa editoriale che Antonelli ribadisce essere soltanto culturale. Nessuno se ne arricchisce se non per motivi partecipativi e soprattutto identitari.

Nel 1999, grazie alla segnalazione di un amico, Antonelli legge il libro di Antonio Pennacchi “Palude” e ne resta affascinato. Lo scrittore pontino viene allora contattato da Antonelli e dopo una lunga discussione i due si accordano per una collaborazione dello scrittore con il settimanale. In redazione c’è Mauro Cascio, preziosa testa pensante.

La collaborazione di Pennacchi però, crea scompiglio tra i lettori, tanto che saranno in molti ad abbandonare il giornale per l’incontrollata vis polemica dello scrittore avviato, però, alla sua consacrazione nazionale con la vittoria del Premio Strega.

Nel 2001, sotto invito dello stesso Pennacchi, Gianfranco Pannone, già per anni collaboratore di Antonelli a Dossier, gira alcune scene del suo “Latina-Littoria”, proprio durante una riunione di redazione del settimanale.

Mentre a Latina altre testate nascono e purtroppo muoiono, La Piazza resta un punto fermo nell’editoria pontina fino al 2008, quando lo stesso Antonelli, assieme ad Antonia Liguori (che diventerà presto sua moglie) e al fratello Alessandro, è costretto a dare vita all’Associazione Culturale “Ali di Pan” per l’improvvisa decisione della storica proprietà di chiudere la sua attività.

Qualche mese dopo, inoltre, esattamente nel gennaio del 2009, viene tolta ad Antonelli anche la possibilità di continuare ad utilizzare lo storico marchio de “La Piazza”, e così, il 17 gennaio del 2009, con un’abile mossa imprenditoriale, Antonelli fonda in pochi giorni “Il Settimanale di Latina”, che resterà in vita fino al settembre del 2014, quando sia per inattesi problemi di salute dello stesso Antonelli, che per l’avviata e diffusa crisi editoriale che si affaccia minacciosamente a causa dell’esplosione di internet, costringono Antonelli a chiudere definitivamente la testata.

Nei suoi 21 anni di vita, La Piazza, poi Settimanale di Latina, ha contato centinaia e centinaia di collaborazioni, permettendo sia alla città di trovare uno spazio dove dar fiato alla propria voce che a tanti amanti della scrittura di ogni età, di assicurarsi quel famoso tesserino da pubblicista che per molti altri è rimasta un’autentica chimera.

Pur non avendo, logicamente, abbastanza spazio per riportare tutti i nomi dei collaboratori che si sono succeduti in quei lunghi 21 anni, non si possono dimenticare alcune storiche firme, come quelle di Andrea Giansanti e Rosalba Silvestri, ma anche Silvia Frisina, Andrea Stabile, Maria Corsetti, Alberto Reggiani, Marianna Vicinanza, Davide Boccacci, Angela Iantosca, Alessandro Allocca, Tiziana Briguglio e Roberta Busatto, tra le firme più fedeli, ma anche tanti altri ai quali va il grazie infinito da parte di Antonelli, del suo giornale e, siamo certi, di tutta la comunità pontina.

L’autore

Pietro Antonelli e’ un giornalista e scrittore italiano che vive in Inghilterra.

Nel 2020 ha vinto il Premio Nazionale Letterario Citta’ di Castello con il saggio Le sei anime di un fascismo ancora vivo.

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